Il rapporto Mondiale Alzheimer 2015 rileva che al mondo vi sono circa 46,8 milioni di persone affette da una forma demenza, che sia essa di tipo vascolare o di tipo Alzheimer, di cui circa 1,2 milioni si trovano in Italia.
Il dato rilevato è piuttosto sconcertante; sebbene sia vero che la demenza non è la naturale conseguenza dell’invecchiamento, come molte persone erroneamente ancora oggi credono, ma una vera e propria malattia neurodegenerativa con basi fisiopatologiche consolidate, è pur vero che la sua incidenza aumenta all’avanzare dell’età anagrafica.
Negli ultimi anni in Italia il numero degli ultrasessantacinquenni è triplicato e si stima che nell’arco di cinquant’anni questo numero sarà destinato a raddoppiare ulteriormente.
Per questo la malattia di Alzheimer e le demenze in generale rappresentano un problema assai rilevante per il sistema sanitario e per la rete di servizi sociosanitari che deve rispondere e far fronte ai crescenti bisogni di salute dei malati e dei familiari che li assistono, fornendo assistenza, orientamento e sostegno.
Spesso chi assiste un malato di Alzheimer si trova di fronte a dei cambiamenti del comportamento di quella persona che creano sconforto, imbarazzo, difficoltà e paura, e che sono davvero molto difficili da gestire; le modificazioni del comportamento possono essere talmente importanti da far quasi sembrare che quella che ci troviamo di fronte sia un’altra persona e non l’individuo che conosciamo praticamente da sempre e che tanto amiamo.
Manifestazioni comportamentali comuni nelle persone affette da demenza
Di seguito le principali manifestazioni comportamentali che accompagnano la demenza ed alcuni consigli per poter farvi fronte.
Attività di tipo ripetitivo
Il malato di Alzheimer tende a dimenticare ciò che ha detto o che ha fatto poco prima, compiendo azioni e facendo domande in modo ripetitivo; questo comportamento può far sì che il caregiver, esausto a causa della fatica psichica e fisica che l’assistenza comporta, possa in alcune occasioni perdere la pazienza, e sviluppare successivamente dei sensi di colpa e dei sentimenti di inadeguatezza; perdere la pazienza è umano, come umano del resto è chi si prende cura di un malato di Alzheimer, è dunque importante non lasciarsi trasportare da questi sentimenti negativi, perché la persona che abbiamo di fronte ha bisogno di noi e perché siamo esseri umani e come tutti gli esseri umani anche i caregivers hanno dei bisogni, che troppo spesso vengono dimenticati, a volte anche dal caregiver stesso, perché nella sua vita c’è posto solo per i bisogni dell’assistito tanto che quasi non riesce a percepire quali sono i suoi; invitare la persona a compiere delle semplici azioni che lo tengano impegnato cercando di mantenere il più possibile un atteggiamento calmo ed affettuoso, può essere un modo per interrompere la ripetitività quando si manifesta.
Perdita di oggetti ed accuse di furto
Le persone affette da demenza dimenticano spesso dove ripongono gli oggetti, e questo può portarli ad accusare altri di averglieli sottratti; queste accuse sono spesso rivolte anche contro amici e parenti e non solo contro operatori sanitari e badanti.
In questi casi è fondamentale tener ben presente che questi comportamenti sono dovuti alla malattia e non dipendono assolutamente dalla volontà della persona.
In queste situazioni è consigliabile rispondere alle accuse con gentilezza, evitando i conflitti ed aiutando il malato a ritrovare l’oggetto smarrito, nella consapevolezza che le accuse non sono rivolte alla persona verso la quale sono state formulate, ma sono dettate dalla malattia.
È consigliabile fare in modo che la persona non abbia accesso ad oggetti di valore ed avere un duplicato di oggetti e documenti importanti come le chiavi di casa ed i documenti di identità.
Deliri ed Allucinazioni
I malato può manifestare deliri ed allucinazioni, che possono provocare sentimenti di ansia e di paura; ad esempio può pensare che il corriere abbia bussato alla sua porta per appropriarsi di qualcosa che gli appartiene, o addirittura può vedere cose o persone che in realtà non sono presenti; in questi casi è opportuno evitare di riportare la persona alla realtà in modo brusco perché questo non farebbe altro che amplificare l’ansia e la paura che sta sperimentando; è al contrario opportuno farlo parlare e cercare di rassicurarlo.
Perdita dell’orientamento
Il malato di Alzheimer può manifestare disorientamento e perdersi in luoghi perfettamente conosciuti, persino in prossimità della propria abitazione; inoltre non sono rari episodi di vagabondaggio conosciuto anche come wandering; spesso questi episodi sono dovuti ad abitudini collegate ad una routine quotidiana passata, soprattutto se si presentano alla stessa ora quotidianamente: la persona potrebbe ad esempio credere di dover tornare a casa da lavoro; in altri casi il wandering potrebbe essere ad esempio dovuto alla ricerca di un familiare che il malato vede poco; in caso di vagabondaggio può essere utile nascondere le porte delle stanze con quadri o con superfici che si confondano con i muri ed usare catenacci o pomelli a prova di bambino per la porta di ingresso, al fine di evitare che la persona possa vagare per le stanze della propria abitazione o all’esterno rischiando di smarrirsi o di farsi del male.
Consigliamo di rimuovere dalla propria abitazione anche tutti quegli ostacoli che possano causare inciampi e cadute, come ad esempio tappeti, vasi, fili elettrici, ecc..
Violenza e Aggressività
L’aggressività è una delle principali difficoltà che il caregiver di un malato di Alzheimer deve affrontare; il comportamento aggressivo può essere dovuto a vari fattori come ad esempio rumore, confusione, posti troppo affollati, fame, freddo, caldo, sonno, dolore, in altre parole a tutte quelle condizioni fisiche e psichiche che il malato non riesce ad identificare e ad esternare correttamente, e che vengono trasformate dalla malattia in atteggiamenti aggressivi verso il caregiver o verso i familiari.
In queste situazioni l’unica cosa da fare, sebbene sia anche la più difficile è quella di mantenere la calma, evitando discussioni e spostando la sua attenzione su di un'altra cosa, in modo da calmare il malato che nel giro di pochi minuti avrà dimenticato l’accaduto.
Gli episodi di aggressività raramente sfociano in episodi di violenza verso fisica vera e propria; tuttavia se questo dovesse accadere è bene lasciare la stanza o allontanarsi, cercando di controllare comunque quello che fa il malato.
Nei casi in cui è necessario, il comportamento aggressivo deve essere tenuto sotto controllo con dei farmaci prescritti dal medico e somministrati sotto la sua direzione.
Care@home
Il peso dell’assistenza è un macigno dal quale non bisogna farsi schiacciare, per questo è necessario affrontare la malattia del proprio caro evitando di fare tutto da soli ed informandosi sulla rete di servizi disponibili sul territorio, accettando e chiedendo aiuto quando necessario.
Allo scopo di fornire sostegno ed assistenza alle famiglie ed ai caregivers che si prendono cura di un proprio congiunto, Hartmann ha sviluppato un progetto, che prende il nome di Care@home, che prevede delle consulenze completamente gratuite, eseguite a domicilio da un infermiere Hartmann specializzato in assistenza domiciliare che vi darà consigli su come eseguire l’igiene quotidiana in modo sicuro e veloce, come posizionare correttamente un pannolone e come prevenire le complicanze dovute all’immobilità.
Lo scopo del progetto Care@home è quello di aiutare i caregivers ed i familiari a prendersi cura in modo corretto del proprio caro e di aiutarli a sostenere il peso dell’assistenza.
Una volta eseguita la consulenza, il vostro infermiere Hartmann di fiducia sarà sempre a vostra disposizione per eventuali problemi, dubbi, chiarimenti o semplicemente per darvi dei consigli e per supportarvi.
Per prenotare una consulenza gratuita basta chiamare il numero verde 800.845514 oppure scrivere al numero whatsApp 347.4547275 o all’indirizzo mail amioagio@hartmann.info




