La comparsa di incontinenza urinaria dopo una prostatectomia radicale è una complicanza frequente e temuta. Fortunatamente con la giusta riabilitazione è possibile un rapido recupero.
La prostatectomia radicale consiste nella rimozione chirurgica della prostata, delle vescicole seminali e dei linfonodi dello scavo pelvico. La scelta terapeutica di ricorrere all’intervento chirurgico ha la finalità di rimuovere completamente il tumore localizzato alla ghiandola prostatica.
Questo tipo d’intervento può essere eseguito secondo diverse modalità:
- a cielo aperto: la prostata è rimossa tramite incisione addominale (basso ventre) o con accesso perineale (tra scroto e ano);
- in laparoscopia: vengono eseguite delle piccole incisioni di circa un centimetro nel basso ventre in cui viene introdotta la strumentazione chirurgica e la videocamera;
- chirurgia robotica: ha le stesse caratteristiche di un intervento in laparoscopia ma prevede l’impiego di un robot che permette di operare con una visione in 3 dimensioni e con un notevole ingrandimento. Consente un’accuratezza superiore alle altre modalità di intervento.
Indipendentemente dall’approccio chirurgico impiegato, i tessuti e i linfonodi asportati durante l’intervento verranno analizzati per stabilire l’estensione del tumore, lo stadio e le sue caratteristiche biologiche (aggressività).
Un recente studio condotto da un’equipe di ricercatori dell’Australia, su un campione di uomini con carcinoma sottoposti a prostatectomia, ha evidenziato che chi è stato sottoposto a intervento in laparoscopia robotica ha avuto un sanguinamento ridotto, ha riferito meno dolore post-operatorio con una degenza media ridotta.
Prostatectomia: le possibili complicanze
La degenza media dopo aver effettuato un intervento di prostatectomia è di circa 4-5 giorni in assenza di complicazioni. Alla dimissione viene spiegato come gestire il catetere vescicale a domicilio che rimane in sede per circa dieci giorni per dare il tempo alla vescica di riprendersi. Il periodo di convalescenza è di circa un mese in cui evitare attività sportive, stress fisici e seguire un’alimentazione adeguata.
In caso di febbre, ritenzione d’urina, dolori, o comparsa di sangue nelle urine è bene rivolgersi al reparto di urologia di riferimento.
Una volta rimosso il catetere vescicale è possibile valutare l’eventuale presenza di problemi post-operatori, tra i più frequenti: l’incontinenza urinaria e la disfunzione erettile.
Nella rimozione della prostata può capitare che siano inavvertitamente lesi i nervi che controllano l’erezione riducendo quindi, le capacità erettili. La complicanza dell’incontinenza urinaria invece, è dovuta al fatto che durante l’intervento l’uretra viene tagliata per rimuovere la prostata e successivamente riconnessa alla vescica procedura che, se non eseguita perfettamente può determinare incontinenza.
Prostatectomia: la riabilitazione post-intervento
Il rischio di sviluppare incontinenza urinaria dopo un intervento di tumore alla prostata vede come fattori predisponenti:
- l’età del paziente,
- lo stadio della patologia,
- la scelta dell’approccio chirurgico,
- le condizioni preoperatorie.
La riabilitazione ha un ruolo fondamentale nella prevenzione di questa complicanza. Ricordiamo che la prostata dà i suoi primi segnali di disfunzione attraverso dei sintomi urinari inconfondibili come: difficoltà ad urinare, comparsa di sangue nelle urine, stimolo di urinare frequentemente soprattutto la notte, difficoltà a mantenere un flusso costante durante la minzione.
Se il medico specialista dovesse riscontrare che questa sintomatologia è connessa con una neoplasia della prostata è possibile che la riabilitazione inizi già da subito. In questa fase infatti, non si è condizionati dal dolore o da alterazioni funzionali pertanto, si può intervenire con esercizi mirati di ginnastica vescicale specifici per migliorare il tono del pavimento pelvico (Esercizi di Kegel).
Nel post-operatorio invece, gli esercizi di ginnastica vescicale saranno personalizzati sulla base delle caratteristiche dell’incontinenza urinaria. Tra le tecniche più utilizzate per trattare l’incontinenza post-intervento troviamo:
- la chinesiterapia pelvi-perineale (esercizi di Kegel) che consiste in un insieme di tecniche di attivazione muscolare che hanno come scopo di migliorare la funzione statica e dinamica del flusso urinario;
- il biofeedback che prevede l’utilizzo di un'apparecchiatura in grado di registrare una contrazione muscolare (che potrebbe non essere percepita) e lo trasforma in un segnale visivo;
- l’elettrostimolazione che trova impiego in tutti quei casi in cui i muscoli del perineo non si contraggono volontariamente o in modo non adeguato.
Durante il percorso riabilitativo è importante non focalizzarsi solo sull’aspetto funzionale ma anche sul proprio stile di vita pertanto è raccomandato: di non fumare, di non bere bevande alcoliche o con caffeina, non assumere cibi piccanti o eccessivamente speziati.
È fondamentale seguire una dieta ricca di fibre e una giusta idratazione per prevenire la stitichezza che in qualche modo influisce nel ridurre il tono del pavimento pelvico.
Tuttavia, non è possibile calcolare quanto tempo dura l’incontinenza dopo l’intervento alla prostata perché il recupero è soggettivo e dipende dalle condizioni generali pre-operatorie, ma con costanza e seguendo qualche semplice accorgimento il recupero è possibile.




